Sport e ricerca in età evolutiva
Ultimo aggiornamento Martedì 14 Giugno 2011 13:36 Scritto da Dott. Debora Centonze Lunedì 28 Marzo 2011 15:43
La salvaguardia della salute richiede, ad oggi, un forte impegno nella ricerca partendo da una base epidemiologica e sanitaria, e comprendendo l'accurata informazione sui servizi e sulla qualità delle cure.
Questo campo di indagine e di lavoro è indispensabile per fornire risposte agli interrogativi sui fattori causali e contributivi delle malattie, sull'andamento dello stato di salute e, soprattutto, sugli interventi efficaci in grado di migliorare la salute delle popolazioni; inoltre, è utile anche a generare nuove ipotesi da verificare con la ricerca biologica ed a identificare nuovi bisogni formativi corrispondenti a bisogni emergenti di salute.
Lo stato di allerta in qualità di prevenzione e miglioramento della qualità della vita delle popolazione riguarda un range sempre più ampio, con un interesse sempre maggiore per la fascia dell'età evolutiva.
Nel 2003 il Ministero della Salute, tra gli obiettivi generali del Piano Sanitario Nazionale triennale (2003-2005), ha avviato una campagna di comunicazione e sensibilizzazione della Salute del bambino affinché i genitori potessero essere informati ed educati sulle norme di prevenzione basilari per la crescita sana dei loro figli. L'obiettivo era quello di assicurare ai genitori, attraverso una guida di riferimento istituzionale, un sostegno concreto per affrontare le criticità che possono caratterizzare il percorso di sviluppo del bambino dalla nascita fino ai 14 anni di età .
Secondo il Rapporto sulla Salute del Bambino del 2005, il sistema informativo sanitario rappresenta una componente cospicua del "cervello" di un sistema sanitario. Il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) mette a disposizione informazioni sullo stato di salute del cittadino e su quanto i servizi fanno, indicando quindi le coordinate per la buona riuscita della programmazione.
Il nostro paese è da tempo disabituato a scelte ragionate in campo materno-infantile. I piani sanitari nazionali più recenti, trascurano in maniera sconsolante l'ambito della maternità e dell'infanzia sebbene le maggiori organizzazioni internazionali sottolineino, da tempo, la necessità di investire risorse essenziali sui bambini nei primi anni di vita. A conferma di questo disinteresse, l'Istituto Centrale di Statistica (ISTAT), ha rilevato le statistiche per l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), classificando il 10% dei bambini in Italia come asmatico, il 13% obeso, il 2,5% in qualche modo disabile e il 16% con problemi di salute Mentale.
Sempre riferendosi al paese Italia, per quanto riguarda i tassi di mortalità , quelli relativi al primo anno di vita continuano a ridursi, sia pure a ritmo inferiore che in passato, mentre persistono differenze notevoli nella mortalità neonatale tra Regioni del Sud (4,3‰), Centro (2,9 ‰) e Nord (2,5 ‰).
Per quanto riguarda le condizioni croniche, il trend temporale è in aumento per l'obesità (prevalenza a 13 anni del 9-13‰), il ché rappresenta una evidente priorità insieme a quella della salute mentale, con una prevalenza di problemi che nel loro complesso arrivano ad interessare fino al 16% dei ragazzi in età scolare.
Per quanto riguarda i fattori di rischio, i dati disponibili indicano l'esistenza di diseguaglianze sociali ed economiche cospicue nella popolazione italiana che incidono di gran lunga sulla qualità di vita di ogni singolo cittadino, quantificabili in aumento del rischio variabile tra 1,3 e 2,2 volte per i figli di donne con educazione elementare rispetto ai figli di donne con laurea, per condizioni quali il peso, la mortalità post-natale, l'obesità .
Recentemente è stato adottato un criterio internazionale per la definizione di "Sovrappeso" e "Obesità ", elaborato dall' International Obesity Task Force (IOFT) e basato sui centili, per età e per sesso, del Body Mass Index (BMI). La maggior parte degli studi disponibili, effettuati in diverse regioni italiane, sono disomogenei in quanto a criteri diagnostici. Da alcuni studi scientifici che hanno utilizzato nel loro protocollo i criteri IOFT (13), è emerso che il 36% dei bambini italiani a 9 anni risulta in sovrappeso, di cui il 12% è obeso. Esiste un trend in aumento che delinea una prevalenza di sovrappeso nelle regioni del Sud rispetto a quelle del Nord.
Nuovi dati su questo aspetto sono contenuti nello studio "SIDRIA-2", suddiviso in una prima fase attuata nel 1997, svoltasi in America e, successivamente in una seconda fase svoltasi nel 2005 in Italia: la prevalenza di soggetti in sovrappeso od obesi è risultata pari al 33% nei bambini di 6-8 anni esaminati e intorno al 12% negli adolescenti di 13-14 anni; in entrambi i gruppi di età , sia il peso medio al momento dell'indagine che la quota di soggetti in sovrappeso sono risultati più elevati al Sud rispetto al Nord e Centro Italia.
Nelle stesse aree meridionali sono risultate maggiormente diffuse alcune squilibrate abitudini alimentari e stili di vita sedentari. Il dato italiano di sovrappeso/obesità è superiore a quello medio europeo che nella fascia di età 5-9 anni risulta essere pari a 23-24% e nella fascia 5-17 anni intorno al 20%. Inoltre, anche in Europa esiste un trend in aumento nord-sud.
Le stime sulla riduzione dell'aspettativa di vita futura nelle giovani generazioni di oggi, legata al trend sostanzialmente in aumento del sovrappeso, dell'obesità e di scorretti stili di vita nei giovani, risulterebbero allarmanti quanto difficilmente verificabili
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